Riemerge periodicamente il dibattito sulla norma di attuazione approvata nel 2002 riguardante il rinnovo delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico, tra le più importanti del nostro Statuto di autonomia. Me n’ero occupato sia in qualità di Presidente della Commissione dei dodici che da Consigliere provinciale. Ricordo bene il mese di luglio del 2002, quando al termine di un’accesa discussione sulla stampa che coinvolse politici locali e nazionali (durante la quale l’avvocato Mauro Bondi era arrivato a chiedere le mie dimissioni da Presidente), la Commissione dei dodici approvò all’unanimità la norma dopo aver acquisito nell’istruttoria il parere favorevole sia dei membri di nomina governativa che dei membri di nomina regionale e provinciale. Il testo precisava tre punti.
Primo: la procedura da seguire per il rinnovo delle concessioni in scadenza, parificando al concessionario uscente le società appositamente costituite dalle Province, alle quali spettava anche il diritto di prelazione nei confronti degli altri concorrenti. In sostanza si garantiva in tal modo il quasi certo riconoscimento della concessione in capo alle Province autonome di Trento e Bolzano.
Secondo: la regolarizzazione delle centrali Zivertaghe e Castelpietra del Primiero gestite dalla società A.C.S.M. che avevano operato fin dagli anni 1950, con autorizzazione provvisoria del Ministero LL.PP. e quindi in assenza di formale concessione, il che impediva alla società di partecipare, in qualità di concessionario uscente, alla gara per il rinnovo della concessione.
Terzo: la procedura concernente il rinnovo delle concessioni delle centrali di Glorenaza e Castelbello in Val Venosta. In Val Venosta si presentava il problema, generato dal decreto approvato dalla Giunta provinciale di Bolzano, del riconoscimento della società SEL-EDISON Spa titolare, a tutti gli effetti di legge, della concessione di derivazione a scopo idroelettrico riguardante gli impianti di Glorenza e Castelbello, che escludeva la partecipazione dei Comuni della Val Venosta. Per questo il Comune di Curon Venosta presentò alle istituzioni competenti una petizione per scongiurare il rischio che il Comune finisse nuovamente sott’acqua. Anche i Comuni di Merano e Bolzano inviarono una raccomandata a tutti i membri della Commissione dei dodici per manifestare piena contrarietà alla decisione della Giunta provinciale di Bolzano.
Com’è noto, mentre la parte della norma di attuazione riguardante il Primiero e la Val Venosta è diventata Decreto Legislativo 15 aprile 2003, n. 118, grazie al quale i gestori di queste centrali hanno potuto partecipare alle gare in qualità di concessionari uscenti, lo stesso non è accaduto con il testo della norma relativo alla procedura da seguire per il rinnovo di tutte le concessioni in scadenza nelle Province di Trento e di Bolzano. Ciò accadde perché la Commissione europea ritenne questo punto incompatibile con le direttive dell’UE sulla libera concorrenza. Con successivi passaggi legislativi e amministrativi la Provincia di Trento, privata definitivamente del diritto di prelazione nella procedura di rinnovo delle concessioni, ha provveduto alla costituzione delle società di sistema, all’esecuzione del piano di distribuzione di energia, all’acquisizione degli impianti di distribuzione elettrica di proprietà di ENEL S.p.a., e agli accordi di cogestione con Enel e Edison.
Nei ruoli istituzionali da me ricoperti ho sempre avuto chiari alcuni obiettivi, a mio avviso fondamentali e irrinunciabili, che ritengo necessario ribadire oggi. Premesso che ho sempre condiviso gli obiettivi della Giunta provinciale quando si è trattato di trasferire la competenza sull’energia dallo Stato alla Provincia, mi sono invece opposto alle scelte dell’esecutivo riferite agli aspetti attuativi della stessa norma. Il mio dissenso dal progetto voluto e attuato dalla Giunta riguardava la tendenza eccessivamente centralistica adottata a vantaggio di Piazza Dante a scapito dei Comuni e dei territori del Trentino.
In varie occasioni ho chiesto sia al Ministero che alla Provincia di salvaguardare la sopravvivenza e l’indipendenza dei BIM Adige Trento e dei BIM Adige Bolzano che rischiavano di finire assorbiti dalle due Province. Da consigliere provinciale avevo presentato due mozioni che il parere sfavorevole della Giunta ha impedito di approvare. Con la prima proponevo di favorire il coinvolgimento dei Comuni e delle loro società elettriche nei processi di attuazione delle linee strategiche riguardanti le politiche energetiche, per garantire alle famiglie e alle imprese trentine la possibilità di beneficiare tanto dei vantaggi derivanti dall’introduzione di migliori condizioni tariffarie quanto di un’assistenza tecnica qualificata nell’erogazione dei servizi. La seconda suggeriva di destinare per legge ai Comuni rivieraschi il canone aggiuntivo istituito oltre al canone ordinario e al sovracanone spettante ai BIM. Da notare che quest’ultima mozione, pur non accolta ottenne il voto favorevole di alcuni Consiglieri di maggioranza e di colleghi ex sindaci. Sono anche intervenuto più volte in Consiglio provinciale per esortare la Giunta a sposare un modello d’impresa societaria orientato a conseguire adeguati livelli di redditività e di patrimonializzazione che supportassero sia la manutenzione degli impianti che i futuri progetti industriali, riservando il sovrappiù alla riduzione delle tariffe applicabili agli utenti. Mi chiedo ancor oggi che senso abbia investire centinaia di milioni di euro per l’acquisto da Enel delle reti di distribuzione dell’energia, se poi la Provincia, proprietaria del demanio idrico non può gestire in autonomia il tariffario dell’energia. Perché non seguire l’esempio della Valle d’Aosta che pur scegliendo come il Trentino la strada della cogestione con Enel della produzione dell’energia, può disporre delle reti di distribuzione senza esserne proprietaria?
Quanto, infine, alla compagine sociale di Dolomiti energia, purtroppo la Provincia autonoma di Trento, a differenza di quella di Bolzano che vede tutti i Comuni nel capitale sociale di Alperia Spa, ha scelto la strada dell’apertura ai soci privati, mortificando il ruolo e le aspettative dei Comuni, spinti così a rinunciare al diritto di proprietà sul sistema distributivo dell’energia elettrica che spettava loro per legge.
Flavio Mosconi
ex Consigliere regionale, già presidente della Commissione dei dodici
