Regione, strumento di vera convivenza

pubblicato in: Regione | 0

La Regione Trentino Alto Adige si trova oggi di fronte ad una crisi d’identità e prospettive senza precedenti riconducibile alla mancanza di una progettualità politica chiara e consapevole della classe dirigente delle due province e della nostra in particolare. Se, infatti, Bolzano ha manifestato meno tentennamenti nel puntare alla fine dell’esperienza regionale, ritenendo che alla deriva di quest’istituzione possa seguire un progressivo consolidamento della propria autonomia, un analogo atteggiamento non è certamente immaginabile e prevedibile per il Trentino. Sennonché, continuando ad agitare artificiosamente lo spettro delle presunte minacce portate alle speciali competenze e risorse della nostra Provincia dal governo nazionale, la Giunta Dellai e le forze politiche di centro-sinistra sembrano voler alzare una sorta di cortina fumogena attorno alla vera partita da cui dipende il futuro dell’autonomia. Una partita che si gioca a monte della questione provinciale, vale a dire in quella Regione già in gran parte liquidata dalla stessa sinistra trentina con la determinante complicità della Margherita e la soddisfazione della Svp.
D’altra parte, continua a crescere e a trovare sostenitori fra autorevoli intellettuali e nella società civile la convinzione che l’autonomia delle due Province abbia non solo il bisogno, ma anche l’urgenza e la necessità di una Regione forte. Per quali ragioni, però, dovremmo impegnarci in un difficile sforzo di ricostruzione e di rilancio della Regione quando l’opera di smantellamento è quasi compiuta? Per un motivo “antico” eppure sempre attuale e destinato, anzi, a costituire uno dei temi centrali del futuro per la coesione europea: la convivenza. L’Autonomia delle Province di Trento e di Bolzano nasce da una Regione il cui scopo primario ed irrinunciabile è quello di garantire una convivenza dinamica, solidale e costruttiva tra le popolazioni di lingua italiana, tedesca e ladina.
Chi vuole smantellare la Regione non comprende che la legittimazione politica dell’Autonomia provinciale non sta nell’esercizio delle competenze e delle relative risorse, ma nel solido ancoraggio al quadro regionale e all’istituzione creata per garantire, alimentare e promuovere, a tutti i livelli, la convivenza fra le comunità che popolano questo territorio.
Un obiettivo che non è ancora raggiunto. Il concetto di convivenza evoca, infatti, immediatamente, l’idea del dialogo, delle relazioni e degli scambi tra soggetti differenti che condividono lo stesso “mondo”, le medesime problematiche ed analoghe esigenze di sviluppo. Questo “dialogo”, per non rimanere un’aspirazione astratta, ha bisogno sia di contenuti sostanziali che di strumenti precisi attraverso i quali declinarsi. Proprio oggi e, forse, per la prima volta nella storia dei rapporti fra Trentino e Alto Adige, sta formandosi una concreta domanda di convivenza sotto il profilo della collaborazione, degli scambi e della consapevolezza di avere interessi ed obiettivi di sviluppo molto simili se non identici fra i gruppi linguistici della nostra regione. Ne sono prova le nuove iniziative e progetti in campo economico con sempre più imprese che allargano il proprio raggio d’azione dalla provincia di Bolzano al Trentino e viceversa; lo dimostra la ricerca di collegamenti in campo culturale fra i due grandi musei della regione o, anche, quella parte dell’associazionismo e dell’iniziativa sociale che spesso nel settore dei servizi tende ad avere respiro anche regionale. Sarebbe paradossale che nel momento in cui la società civile, l’economia e la cultura iniziano a muoversi seriamente insieme nell’ottica della regione, la politica e le istituzioni intraprendessero un percorso orientato in senso opposto, marcando le differenze per separare ancor di più le due province.
L’istituzione regionale è lo strumento più indicato per legittimare politicamente e favorire operativamente, in termini di sussidiarietà, questo processo d’integrazione che la società civile, in Trentino e in Alto Adige, oggi considera utile ed opportuno. Al tempo stesso, una Regione così ripensata e rilanciata potrà e dovrà rendersi interprete anche in sede nazionale e soprattutto europea delle istanze condivise dalle due Province sapendo di possedere, a quei livelli, un’autorevolezza maggiore di queste, derivante dalle superiori dimensioni della popolazione e del territorio rappresentati.
È sulla base di questi elementi di continuità e, al tempo stesso, evolutivi rispetto al passato, che dovrà essere elaborata la proposta del Terzo Statuto della nostra speciale Autonomia, aprendo al più presto nelle sedi istituzionali, non solo sui giornali, il confronto politico sul destino della nostra Regione per fissare con estrema chiarezza alcuni paletti precisi in ordine a “chi siamo” e a “cosa vogliamo rappresentare” in Italia e nel continente.

giugno 2005