L’affossamento della regione pericoloso anche per la nostra autonomia

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Dal giorno del trasferimento di quasi tutte le residue competenze amministrative dalla Regione alle Province di Bolzano e Trento, della Regione, di quel che rimane, del suo futuro nessuno parla più. C’è un silenzio assordante, forse voluto, forse espressione tangibile dell’imbarazzo di quella classe politica che ha decretato la definitiva spogliazione della Regione o forse più semplicemente perché non ci sono idee e progetti per dare a questo Ente una giustificazione ed un ruolo consono ed adeguato ai tempi nuovi. Per quanto ci riguarda è chiaro che, pur nella comprensione dell’evolversi della situazione altoatesina che per più di cinquant’anni ha rivendicato un’autonomia separata per Bolzano, non abbiamo condiviso l’atteggiamento della maggioranza trentina e della Margherita in particolare in questo passaggio cruciale del trasferimento delle deleghe alle due province. Non giustifichiamo in questo senso il voto favorevole del presidente della Provincia Lorenzo Dellai, simile ad un atto di vassallaggio politico verso la SVP, né le successive giustificazioni dallo stesso fornite attraverso interpretazioni, che stravolgono addirittura lo spirito, oltre al contenuto, dell’Accordo Degasperi-Gruber. Diciamo le cose come stanno: il decreto di morte della Regione risponde non solo agli interessi preminenti, seppur legittimi, della SVP, che evidentemente fa il suo gioco, ma è rientrato – anzi era stato contrattato – negli accordi di coalizione tra SVP e Margherita. L’appoggio della SVP al governo dell’Ulivo fino al 2001 e successivamente alla coalizione nonché il sostegno dichiarato da parte di Durnwalder alla Giunta di centro-sinistra del Trentino sono stati pagati con il definitivo smantellamento della Regione. E con ciò stesso alla rinuncia di una preziosa giustificazione che ora non potrà più essere motivata col richiamo alla funzione storica di questo territorio alpino, col richiamo alla necessità di un dialogo fra gruppi etnici diversi in nome della convivenza. Fino a qualche mese fa sudtirolesi e trentini erano da considerare separati in casa. Ora, dopo l’approvazione della succitata legge, la separazione è definitiva: ognuno a casa sua, senza bisogno di confronto e dialogo se non quello imposto dagli interessi politici episodici e dal galateo politico. Il presidente della Giunta, a sua giustificazione, ha scritto che nella vicenda c’è un principio indiscutibile: “l’accordo Degasperi Gruber, rimane caposaldo giuridico e politico della nostra autonomia, e ha posto l’esigenza di individuare il “quadro” entro il quale Italia e Austria hanno convenuto di riconoscere forme speciali di autonomia. Questo quadro è stato identificato nel territorio della Provincia di Trento e Bolzano. E’ falso e sbagliato: lo spirito e l’idea di Degasperi sottintendeva un quadro regionale, all’interno del quale doveva crescere la convivenza di popolazioni di lingua diversa. Nella discussione del disegno di legge costituzionale “Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige”, avvenuta il 29 gennaio 1948, Degasperi affermava testualmente:…lo spirito dell’accordo, anche per quel che riguarda l’autonomia amministrativa, è quello di trovare il modo di collaborazione e di cooperazione fra due nazionalità, fra cittadini di lingua italiana e di lingua tedesca nella regione delle Alpi…Ora il compito era questo: mantenere l’impegno che si era preso a Parigi, assicurare, cioè, l’esercizio di un potere autonomo agli abitanti della zona di Bolzano. Contemporaneamente soddisfare le aspirazioni degli abitanti della provincia di Trento, e, concedendo e assicurando i diritti autonomi alla parte di Bolzano garantire anche l’esistenza e tutti i diritti alla minoranza italiana nella provincia di Bolzano. Ossia risolvere il problema della convivenza amministrativa creando garanzie istituzionali per la minoranza: entro la Regione, dei tedeschi; e dentro la Provincia di Bolzano degli italiani”. Questo è il vero spirito dell’Accordo di Parigi e questo è, in particolare, il significato dell’ambito regionale della nostra autonomia per il Trentino. E’ Degasperi in persone che smentisce Dellai, perché non è vero che “ il quadro entro il quale Italia e Austria hanno convenuto di riconoscere forme speciali di autonomia” sia quello che si identifica nel territorio delle Province di Bolzano e di Trento ( ecco la separazione ! ). E’ vero invece che l’ambito individuato fin dal primo Statuto del 1948 per il riconoscimento di una speciale autonomia è quello della Regione Trentino-Alto Adige, comprendente il territorio delle due province. Il ricordare questi aspetti anche sotto un profilo storico non è questione di lana caprina. E’ importante perché dimostrano che la giustificazione dell’autonomia del Trentino – secondo Degasperi – discendeva proprio dal contesto regionale e solo ed esclusivamente in questo quadro, attraverso un rapporto dialettico con i sudtirolesi, anche i trentini potevano trovare una giustificazione ed una motivazione al trattamento speciale e particolare che lo Stato si accingeva a riconoscere al Trentino-Alto Adige. A noi personalmente pare questo il passaggio cruciale di questa vicenda. Nel momento in cui si è buttato alle ortiche il quadro regionale, entro il quale è nata e si è sviluppata l’autonomia, ovvero la Regione, risulta difficile per i Trentini trovare una solida motivazione al trattamento ed alla specialità che è loro riconosciuta da Roma, anche se, è opportuno ricordarlo, la dimensione regionale dell’autonomia ha il suo fondamento in una millenaria storia comune delle realtà territoriali e dei gruppi etnico linguistici che le abitano.. Oggi non corriamo sicuramente rischi, ma un domani, a fronte di reinterpretazioni istituzionali o nuovi disegni destinati a riscrivere i rapporti tra Stato e Regioni, fra Regioni e Unione Europea, con quali agganci e motivazioni si potrà sostenere la posizione tutta speciale e riccamente dotata del Trentino ? Noi pensiamo che l’errore madornale di Dellai stia qui: in prospettiva sottovaluta i rischi derivanti da una posizione trentina sganciata da un quadro regionale discendente direttamente da accordi internazionali ( accordi internazionali che ora potranno servire per difendere i sudtirolesi ma non certo i trentini ) , i rischi di una posizione che di fatto porta il Trentino al rango di una qualsiasi altra regione ordinaria italiana, togliendogli quel carattere speciale che giustificava i trattamenti particolari, anche in termini di dotazioni finanziarie, derivanti da Roma. Dellai, sotto questo profilo, ha messo il Trentino in mutande esponendolo ad un percorso istituzionale denso di trappole e di rischi. Anche perché, in una prospettiva europea ormai obbligata, un conto è trattare a nome di una regione nell’interesse reciproco di trentini e sudtirolesi, un conto è trattare da soli (e questo vale anche per l’Alto Adige) senza poter contare su una motivazione forte, condivisa e storicamente riconosciuta come quella della convivenza etnico linguistica all’interno di una entità geografica regionale. In nome di che cosa d’ora innanzi Dellai giustificherà l’autonomia in sede romana ed europea, in nome di che cosa chiederà il mantenimento delle prerogative autonomistiche della nostra terra ? Dellai ha toppato su questo – lo ripetiamo – ma ha sbagliato anche perché ha votato la morte della Regione senza avere pronto un disegno, un progetto per “ reinventarla” – come si usa dire. Al di là di vaghe enunciazioni la maggioranza e Dellai non ci hanno detto in che modo vorranno – se lo vorranno – far resuscitare la Regione. Ora mancano pochi mesi alla elezioni ed è difficile pensare che la maggioranza possa occuparsi di questo delicato tema. Noi però riteniamo che esso sia essenziale per dare un fondamento anche futuro all’autonomia del Trentino ed è per questo che ce ne occuperemo. Lo faremo proponendo, in sede di programma elettorale, la programmazione della terza stagione della nostra autonomia, integrando e perfezionando la nostra iniziativa di modifica dello statuto di autonomia della regione Trentino Alto Adige. adottata ed illustrata, con l’autorevole collaborazione dell’emerito Presidente della Corte Costituzionale, Prof. Antonio Baldassarre, nell’aprile dello scorso anno. Questo per dire che sull’argomento autonomia e regione interverremo con altri contributi e con più approfondite considerazioni e proposte.

19 maggio 2003